Articolo tradotto da Carlotta Acme, traduttore inglese italiano e traduttore italiano inglese

Per molte persone colpite dal Covid-19 l’estate offre un’allettante possibilità: se il coronavirus si comporta come l’influenza stagionale, il clima caldo potrebbe indebolirlo notevolmente, consentendo così la ripresa della vita normale. Il presidente Trump lo sostiene da febbraio, quando ha dichiarato che, con l’aumento delle temperature, il virus sarebbe “miracolosamente” scomparso entro aprile.

L’estate debellerà il coronavirus?

Ma come possiamo saperlo con certezza? In laboratorio, i ricercatori utilizzano strumenti sofisticati per studiare come il coronavirus reagisce a diverse condizioni di temperatura e umidità. In generale, hanno scoperto che il calore, la luce UV e l’umidità sembrano indebolirlo, anche se uno studio preliminare ha suggerito che potrebbe essere più resistente al caldo e umido estivo rispetto all’influenza, alla SARS e ai virus del vaiolo delle scimmie.

Tuttavia, il mondo reale è chiaramente molto più complesso rispetto a un ambiente di laboratorio. Ad esempio, il virus riprodotto in laboratorio e utilizzato in questi studi potrebbe reagire in modo leggermente diverso rispetto al virus presente nell’ambiente naturale.

Inoltre, i comportamenti delle persone variano molto dall’estate all’inverno e gli studi di laboratorio non spiegano come questo influenzi la diffusione del coronavirus. Per esempio, il freddo può indurre molti a rimanere al chiuso, ma le condizioni di minore ventilazione e distanziamento facilitano il contagio. Dall’altro lato, il calore e il sole potrebbero influire positivamente sul sistema immunitario, sebbene tale fenomeno non sia ancora chiaro. Inoltre, l’aria secca invernale aiuta i virus respiratori presenti nelle goccioline espulse dal naso o dalla bocca a rimanere nell’aria più a lungo, aumentando la probabilità di infezione.

Il problema è che altri fattori, come la disponibilità di infrastrutture sanitarie efficienti e il rispetto del distanziamento sociale, influenzano la diffusione delle malattie. Nel caso del coronavirus, questi altri fattori sembrano svolgere un ruolo molto più importante del clima, come dimostrato dai focolai e dagli alti tassi di mortalità registrati in luoghi caldi e umidi come l’Ecuador, Singapore e la Louisiana.

Cosa succederà in autunno: tre scenari

Il Dott. Anthony Fauci, direttore dell’Istituto Nazionale per le Allergie e le Malattie Infettive, crede che una seconda ondata sia “inevitabile” perché il virus “è talmente infettivo e diffuso in tutto il mondo che, anche se in estate le infezioni fossero ben controllate e diminuissero drasticamente, non c’è praticamente alcuna possibilità che venga debellato.”

A questo proposito, i ricercatori del Center for Infectious Disease Research and Policy (CIDRAP) hanno delineato tre possibili scenari per i prossimi 18-24 mesi. Queste proiezioni sono valide per l’emisfero settentrionale temperato, sebbene modelli simili potrebbero verificarsi nel sud del mondo.

Scenario 1: ondate minori e ripetute

In questo scenario, la prima ondata di Covid-19 sarebbe seguita da una serie di ondate più piccole in estate e oltre, che porterebbero un numero inferiore di infezioni rispetto all’attuale. Le ondate si ripeterebbero nel corso dei prossimi 18-24 mesi per poi diminuire gradualmente.

Scenario 2: una seconda e più ampia ondata di infezioni in autunno

Il peggiore – e più probabile – dei tre scenari è quello in cui la prima ondata sarebbe seguita da un’ondata di più gravi proporzioni in autunno o all’inizio dell’inverno. Questa sarebbe a sua volta seguita da una o più ondate minori nel 2021.

Ciò rispecchierebbe l’andamento della pandemia di influenza spagnola del 1918 e dell’influenza H1N1 del 2009.

Scenario 3: un lento ma continuo processo di trasmissione

Lo scenario finale suggerisce che questa prima ondata di infezioni da coronavirus è la più grande che vedremo e, nei prossimi mesi, la pandemia di Covid-19 si trasformerebbe in un lento processo di trasmissione continua.

Il rapporto afferma che, nonostante questo terzo modello non sia stato osservato nelle precedenti pandemie influenzali, rimane una possibilità per il coronavirus.

Ovviamente, questi tre scenari andrebbero rivisti nel caso in cui un vaccino venisse sviluppato più rapidamente del previsto. Purtroppo, con ogni probabilità il vaccino non sarà disponibile per molto tempo, almeno fino al 2021.

Ciò che ha indubbiamente influenzato la diffusione del virus, tuttavia, è il fattore umano: le decisioni prese dai governi e dagli individui. Il clima non può essere controllato. Ma le nostre azioni sì.

Fonti:

Business Insider, “Anthony Fauci says there’s ‘virtually no chance’ the coronavirus will disappear — 3 charts predict what future waves of cases will look like” di Aylin Woodward e Ruobing Su

The New York Times, “Will Hot Weather Kill the Coronavirus Where You Live?” di Nathaniel Lash e Stuart A. Thompson

Vox, “Why summer likely won’t save us from the coronavirus” di German Lopez

Immagine: Clubesse.it

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