Coronavirus: il mondo alla ricerca di una cura

Articolo tradotto da Carlotta Acme, traduttore inglese italiano e traduttore italiano inglese

L’attesa per il vaccino potrebbe durare fino a 18 mesi e le case farmaceutiche stanno testando i farmaci antivirali esistenti per curare il coronavirus

Venerdì 13 marzo i medici dalla più grande struttura sanitaria di New York, la Northwell Health, hanno deciso di prendere la ricerca di un farmaco contro il coronavirus nelle proprie mani. Molti dei loro pazienti affetti da Covid-19 non stavano migliorando, anzi, alcuni stavano peggiorando. Due scienziati si sono offerti di effettuare test cinici su due potenziali cure studiate dalle società biotecnologiche statunitensi Gilead Sciences e Regeneron: un antivirale chiamato remdesivir e un antinfiammatorio chiamato Kevzara, sviluppati rispettivamente per l’Ebola e l’artrite reumatoide. Gli studi clinici, che solitamente richiedono mesi, sono stati rapidamente organizzati e in soli quattro giorni due pazienti hanno ricevuto le prime dosi dei farmaci sperimentali.

Ora la speranza è che i farmaci fermino la moltiplicazione del virus e riducano l’infiammazione polmonare dei pazienti.

La pandemia si sta rapidamente diffondendo e nell’ultima settimana i casi registrati sono più che raddoppiati fino a toccare 460.000, con oltre 20.000 decessi; non è perciò possibile aspettare i 18 mesi necessari per trovare un vaccino. La Northwell è uno dei tanti ospedali in tutto il mondo che esegue studi clinici su farmaci sviluppati per altre malattie, dall’Ebola, alla malaria all’artrite, ma che, come suggeriscono i primi studi, potrebbero offrire qualche speranza ai pazienti affetti da Covid-19.  I medici sono alla disperata ricerca di prove che possano indicare una cura efficace. Nel prossimo mese emergeranno nuovi dati grazie alla pubblicazione dei risultati preliminari di alcuni importanti studi effettuati in Cina.

Nonostante ciò, il desiderio di politici e investitori di potere annunciare la scoperta di una cura miracolosa ha portato a un vortice di disinformazione sui farmaci che potrebbero rivelarsi efficaci contro il virus. Proprio mentre la Northwell stava effettuando i primi test clinici, il presidente americano Donald Trump ha annunciato che la Food and Drug Administration aveva approvato gli antimalarici clorochina e idrossiclorochina come farmaci contro il Covid-19. Non solo ciò si è rivelato falso, ma per alcuni ha portato a conseguenze fatali. In realtà, la FDA stava solo raccogliendo prove sull’efficacia di questi trattamenti. Christos Kyratsous, vicepresidente della ricerca sulle malattie infettive della Regeneron, afferma che alcune prove aneddotiche provenienti dalla Cina permettono un cauto ottimismo sul fatto che il Kevzara, sviluppato in collaborazione con Sanofi, potrebbe essere di beneficio ai pazienti affetti da Covid-19 che soffrono di sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS).  “La sfida ora è trovare il modo migliore e più rapido per verificarne l’efficacia in clinica”, aggiunge. “Si tratta di un importantissimo passo avanti, perché se riusciamo ad ottenere dati significativi e questi dati si rivelano positivi, potremmo allargare l’accesso al farmaco e salvare molte vite”.

Gli studi si stanno concentrando su tre principali tipi di farmaci.

I primi sono antivirali che inibiscono la moltiplicazione del virus. Le linee guida elaborate dal governo cinese durante l’epidemia indicano come principali trattamenti: il Kaletra, un farmaco contro l’HIV, recentemente reso disponibile come generico grazie alla rinuncia dei brevetti da parte della biofarmaceutica statunitense AbbVie; antimalarici come la clorochina, che le aziende farmaceutiche si stanno preparando a produrre su larga scala; e il favipiravir, un farmaco antinfluenzale della giapponese Fujifilm.

La seconda categoria è costituita da anti-infiammatori che curano i polmoni dopo il collasso del sistema immunitario. Regeneron e Sanofi hanno collaborato sullo sviluppo del Kevzara, mentre Roche ha avviato una sperimentazione su Actemra, approvato come farmaco contro l’artrite reumatoide in 100 paesi.

Il terzo gruppo comprende trattamenti a base di anticorpi, derivanti da pazienti guariti o sviluppati in laboratorio, da somministrare ai malati gravi o come profilassi temporanea per gli operatori sanitari. La farmaceutica Eli Lilly collabora con la start-up canadese AbCellera per la sperimentazione sugli anticorpi prodotti da uno dei primi pazienti affetti da Covid-19 negli Stati Uniti, mentre la giapponese Takeda sta sviluppando un nuovo farmaco a partire dal plasma sanguigno di alcuni sopravvissuti al virus.  C’è inoltre molta attesa per i dati dei primi studi sul remdesivir, un farmaco antivirale sviluppato dal gruppo biotecnologico californiano Gilead per l’Ebola. Gli studi sugli animali hanno dimostrato l’efficacia del medicinale nel combattere altri coronavirus. Le speranze su questo farmaco si basano sulla sua capacità di disattivare i meccanismi che aiutano la moltiplicazione del virus, simili a quelli dell’Ebola. Tuttavia, i primi dati potrebbero essere deludenti se troppi pazienti lo prendessero a uno stadio troppo avanzato della malattia.

Fonte: Financial Times, “The global hunt for a coronavirus drug” di Hannah Kuchler, Kana Inagaki e Sarah Neville

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2020-03-26T14:19:41+01:00
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