Spirits, liquor, liqueur: cosa sono? Che differenza c’è? E come si comporta il saggio traduttore inglese italiano, o traduttore italiano inglese, di fronte a una traduzione in questo settore? Vediamo alcune cose che è bene sapere.

Cosa sono gli spirits?

La parola spirits in inglese può essere usata in contesti molto diversi. Per esempio, “Don’t lose your spirits during hard times,” cioè non ti perdere d’animo nei periodi difficili; un’altra frase molto utilizzata è “That’s the spirit!” che significa “Questo è l’atteggiamento giusto!”. Il compito di una cheerleader è di “keep spirits up,” ossia di tenere alto l’umore del pubblico e della squadra. Infine, se abitate in una casa stregata, prima o poi dovrete fare i conti con qualche spirit.

Gli spirits che interessano a noi sono alcolici. Si definiscono spirits o liquor le bevande alcoliche ottenute dalla distillazione di cereali, frutta o verdura che sono già stati sottoposti a fermentazione alcolica. Quindi, in italiano, distillati. Per esempio, il Brandy è ottenuto dalla distillazione del vino; quindi, l’uva è prima sottoposta a fermentazione alcolica per produrre il vino, il quale è poi sottoposto a distillazione per produrre il Brandy. Tutto chiaro? Bene.

Quali alcolici sono spirits e quali no?

Per essere denominata spirit o liquor, una bevanda alcolica deve avere un ABV (alcohol by volume, cioè la percentuale di alcol, o etanolo, presente in un certo volume di liquido) superiore al 20%. Questa è infatti la massima gradazione alcolica raggiungibile con la sola fermentazione, oltre la quale l’alcol diventa tossico per i lieviti, che cessano di lavorare.

Già, ma il Fernet Branca? E l’Amaretto? Sono spirits? No, perché sono prodotti con l’aggiunta di zucchero, erbe o spezie e di solito hanno gradazioni alcoliche più basse. Neanche il mio amatissimo Grand Marnier può essere denominato uno spirit, poiché è addizionato di essenza distillata di arancia amara e zucchero. Tutti questi prodotti fanno parte della famiglia dei liqueurs.

Non si tratta di una distinzione per oziosi puristi intenti a spaccare il capello in quattro; è infatti molto utile nel mercato di oggi che, sulla scia della popolarità dei microbirrifici artigianali, è popolato da un numero sempre maggiore di distillerie artigianali (craft distilleries) impegnate a sfornare superalcolici di qualsiasi gusto, dal peperoncino ai marshmallows.

Tutto molto bene, ma cos’è esattamente la distillazione?

Beh, giusto. Senza entrare nei noiosissimi dettagli del processo chimico, la distillazione è il processo utilizzato per togliere acqua dalle bevande alcoliche e ottenere così una maggiore concentrazione di alcol o ABV. Come abbiamo visto, nella fermentazione alcolica i poveri lieviti Saccharomyces cerevisiae, o brewer’s yeast, comunemente usati nella produzione di vino e birra, non riescono a superare una gradazione alcolica di circa il 20%, perché oltre questa soglia l’alcol diventa per loro tossico. Per ottenere ABV superiori bisogna quindi procedere ad estrarre l’acqua dal liquido per concentrare l’alcol. Questo viene fatto tramite alambicchi, che possono prendere varie forme e dimensioni, dando luogo a diversi tipi di distillazione. E questo basti.

Ma cosa c’entrano le traduzioni con gli alcolici?

Domanda legittima. Sei un traduttore o un bartender? O sei un traduttore alcolizzato? Niente di tutto ciò. Come traduttore inglese esperto nel food&beverage, devo sapere affrontare tutti gli innumerevoli campi di questo vastissimo settore, compreso quello dei vini e liquori, o, più figo, wines&spirits. E come spesso succede, anche questo campo ha la sua particolare terminologia, che è interessante oltre che utile conoscere. Per esempio, che cosa significa proof? Fun fact: il termine risale al 1600, quando i marinai venivano pagati anche in Brandy. Per verificare che fosse Brandy di buona qualità e non allungato con acqua, si bagnava della polvere da sparo con la bevanda e le si dava fuoco. Se si incendiava, era la prova (proof, appunto) che il contenuto d’acqua era troppo alto e il Brandy veniva giudicato underproof, cioè inadeguato. Se superava la prova, invece, veniva classificato a 100 gradi proof. Per rendere le cose più divertenti, i gradi proof non corrispondono all’ABV.

Un traduttore degno di questo nome, inoltre, sa bene che il whisky è scozzese e il whiskey è irlandese e, attraverso l’immigrazione, americano, ed è cosciente del potenziale conflitto mondiale che si scatenerebbe confondendo le due cose.

Ultimo ma non ultimo, il saggio traduttore inglese italiano, o traduttore italiano inglese, sa ordinare un superalcolico neat quando lo vuole puro a temperatura ambiente, on the rocks quando lo vuole con ghiaccio e up o down a seconda che lo voglia in un bicchiere old fashioned, anche detto rocks, o in un stemmed glass, o coppetta da cocktail. Dettagli importantissimi.

E se volesse fare James Bond e chiederlo shaken, not stirred? Dovrebbe leggere un altro articolo, perché Bond beve Martini e qui si parla di spirits, non cocktail.

Cheers!

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