Articolo tradotto da Carlotta Acme, traduttore inglese italiano e traduttore italiano inglese

Negli ultimi quattro anni, i rapporti tra Stati Uniti e Italia hanno risentito in maniera minore del declino generale delle relazioni transatlantiche rispetto ad altri paesi europei. I volumi degli scambi commerciali tra i due paesi, in crescita da 10 anni, hanno mantenuto un trend positivo. Tuttavia, i risultati delle recenti elezioni americane potrebbero avere importanti conseguenze per i rapporti fra USA e Italia in materia di commercio e sfide globali.

Le prospettive con Biden

Durante la presidenza di Trump, le relazioni fra i due lati dell’Atlantico sono state dominate dalla reciproca imposizione di dazi e restrizioni commerciali. In seguito alla risoluzione della controversia fra Airbus e Boeing da parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) nell’ottobre del 2019 (l’annoso conflitto tra Stati Uniti e Unione Europea sugli aiuti statali concessi ai due giganti dell’aviazione), l’amministrazione statunitense ha imposto $7,5 miliardi di dazi sui prodotti provenienti dall’Europa. Tuttavia, grazie agli sforzi compiuti sia a livello diplomatico che commerciale, l’Italia è riuscita a evitare le conseguenze più gravi di questa decisione. Nonostante questa guerra commerciale fatta di ritorsioni e ripicche abbia ostacolato le relazioni economiche fra Stati Uniti e gran parte dell’Europa, i volumi degli scambi tra USA e Italia sono aumentati nel 2019 e a giugno 2020 gli Stati Uniti erano il terzo mercato di esportazione per i prodotti italiani dopo Germania e Francia. Tuttavia, a partire dal maggio 2020, le importazioni americane dall’Italia sono diminuite in modo preoccupante rispetto al 2019. Sebbene questo calo sia in gran parte ascrivibile alla pandemia di COVID-19, la storica tendenza al rialzo degli scambi commerciali fra USA e Italia è tutt’altro che scontata.

Mentre una seconda amministrazione Trump avrebbe probabilmente portato a nuovi (e maggiori) dazi, il consigliere per la politica estera di Biden Anthony Blinken ha affermato che la nuova presidenza “metterà fine alla guerra commerciale artificiale con l’Europa”. Detto questo, è molto improbabile che Biden proponga all’Europa un nuovo accordo commerciale paragonabile alla Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) di cui Barack Obama era fautore. Il piano di ripresa economica di Biden è fortemente incentrato sul mercato interno e prevende uno schema da 400 miliardi di dollari chiamato “Made in All of America”, che incentiverà gli acquisti governativi di beni nazionali e favorirà il ritorno delle principali filiere industriali negli Stati Uniti, azioni che rischiano di tagliare fuori molti fornitori europei. Eppure, nonostante queste tendenze protezionistiche, Biden mirerà quasi certamente a ristabilire la pace nelle relazioni commerciali e a promuovere una maggiore apertura nelle comunicazioni tra Stati Uniti ed Europa.

La disponibilità di Biden a collaborare con gli alleati europei potrebbe portare vantaggi immediati. In ottobre, l’OMC ha emesso un’altra sentenza sulla controversia Airbus, che ha consentito all’Unione Europea di imporre dazi per 4 miliardi di dollari sulle merci statunitensi in ritorsione agli aiuti concessi a Boeing. Una reazione moderata da parte degli USA potrebbe contribuire ad allentare le tensioni e diminuire le incertezze del mercato, particolarmente dannose per i grandi paesi esportatori come l’Italia. Inoltre, nella sfera digitale, è probabile che l’amministrazione Biden spingerà una maggiore regolamentazione del settore tecnologico, con normative più rigorose in materia di concorrenza e privacy, una posizione più vicina alle attuali politiche europee.

Gli ostacoli ancora da superare

L’elezione del democratico Biden fa ben sperare, anche se la guerra dei dazi portata avanti da Trump avrà un impatto prolungato sul commercio internazionale.

Nonostante in termini di valore siano stati Germania e Francia i paesi più colpiti dagli effetti del conflitto fra Airbus e Boeing, per i prodotti agro-alimentari italiani gli Stati Uniti sono il maggiore mercato extra-europeo, per un valore di 4,7 miliardi nel 2019, cresciuto del 3,8% nei primi otto mesi del 2020. Le organizzazioni dei produttori lamentano il fatto che il settore agroalimentare venga utilizzato come merce di scambio nei conflitti politici ed economici, con gravi conseguenze anche legate all’emergenza sanitaria.

Alcuni esperti ritengono che questa e altre questioni ancora da definire rimarranno molto spinose nonostante la Casa Bianca abbia un nuovo inquilino. Per esempio, la web tax (la tassa che l’Europa sta cercando di imporre ai colossi digitali, compresi Facebook e Google, che godono di forte sostegno fra i democratici) rimane un nodo cruciale e di difficile risoluzione, oltre allo stesso conflitto fra Boeing e Airbus. Da notare, inoltre, che uno dei punti principali della campagna elettorale di Biden è incentrato sulla politica “Buy American” per cercare di contrastare la disoccupazione dilagante nel paese. Anche questo potrebbe rappresentare un ostacolo alla ripresa e, se tutto va bene, alla crescita delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti.

“Dobbiamo fermare al più presto la guerra dei dazi fra l’Unione Europea e gli USA, che ha già prodotto danni alle esportazioni agroalimentari italiane per un valore di circa mezzo miliardo di Euro,” avverte Ettore Prandini, presidente di Coldiretti. “Fra i prodotti più colpiti ci sono importanti DOP come Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina e Provolone Valpadana oltre a salumi, frutti di mare, agrumi, bevande analcoliche e liquori”.

Per concludere, l’Italia deve sfruttare la nuova e più favorevole presidenza per rinegoziare, se non eliminare, i dazi da e per gli Stati Uniti, dato che anche l’importazione di molti dei simboli del Made in USA come ketchupcheddar e arachidi comporta dazi fino al 25%.

Senza contare che l’abolizione dei dazi sarebbe anche un’arma importante nella lotta contro il fenomeno della contraffazione negli Stati Uniti, che purtroppo riguarda 6 su 7 prodotti venduti come “italiani”.

Fonti:

Il Sole 24 Ore, “Biden, grana e limoncello: cosa cambierà per l’export italiano in Usa?” di Gerardo Pelosi Spinney

Italianfood.net, “Why Italian food will benefit from Biden’s election”

Brookings.edu, “The Next US Administration: Prospects for Italy” by Giovanna de Maio and Caroline Klaff

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