Calques e loanwords: cosa sono e come riconoscerli? Le traduzioni italiano inglese e le traduzioni inglese italiano comportano diverse sfide, per esempio quella dei false friends di cui ho parlato nell’articolo “False Friends: Lupi fra le Pecore”. Ma ce ne sono altre, forse meno conosciute. In questo articolo parleremo di calques e loanwords, due fenomeni linguistici che un traduttore deve sapere riconoscere e utilizzare correttamente. Vediamo cosa sono e facciamo qualche esempio.

I calques

Un calque, anche chiamato loan translation (letteralmente “calco” e “traduzione presa in prestito”) è una parola o un’espressione presa da una lingua e tradotta letteralmente, parola per parola, in un’altra. L’inglese, come molte altre lingue, fa ampio uso di calques; vediamo qualche esempio.

Blue-blood: dallo spagnolo sangre azul, che significa “di nobile nascita”. L’espressione è la stessa in italiano, “sangue blu”.

Devil’s advocate: il cosiddetto “avvocato del diavolo”. Utilizzata anche nel celeberrimo film, questa espressione indica una persona che, in un dibattimento o una discussione, presenta argomenti in difesa della controparte. Il termine viene dal latino advocatus diaboli e deriva dai processi di canonizzazione della Chiesa Cattolica, nei quali veniva nominato un “avvocato del diavolo” il cui compito era presentare le argomentazioni a sfavore della canonizzazione.

Flea market: il mercato delle pulci. Dal francese marché aux puces, deriva forse dall’idea che i vestiti vecchi o di seconda mano siano infestati dalle pulci.

Gospel: il Vangelo o gli insegnamenti del Nuovo Testamento. In Old English, la parola godspel significava letteralmente “buona novella”, a sua volta una traduzione letterale del latino bona adnuntiatio, dal greco euangelion, “ricompensa per avere portato buone notizie”.

Masterpiece: un capolavoro. Si tratta di un calque dall’olandese meesterstuk, l’opera che in passato dimostrava che un apprendista artigiano era pronto per diventare un maestro.

Wisdom tooth: il dente del giudizio. Dal latino dentes sapientiæ, chiamati così da Ippocrate perché crescono solitamente in età adulta.

Breakfast: la parola inglese per “colazione” ricalca il francese déjeuner, che oggi significa “pranzo”.

Adam’s apple: il pomo di Adamo, calco dell’espressione francese pomme d’Adam, che significa melograno.

It goes without saying: “non c’è bisogno di dirlo”. Naturalmente un calco letterale dell’espressione francese ça va sans dire.

Le loanwords

Le loanwords si distinguono dai calques poiché si tratta di parole o espressioni in una lingua straniera che vengono adottate così come sono, nella loro forma originale. Il termine stesso calque è una loanword del sostantivo francese calque che significa imitazione, ricalco o copia, mentre la parola loanword è un calque del tedesco Lehnwort (le cose a volte si fanno complicate). L’inglese, diffuso in tutto il mondo e contaminato da molte lingue, fa ampio uso di loanwords; vediamo alcuni esempi.

Le mot juste: dal francese, “la parola giusta”, cioè il termine o l’espressione più adatta in un determinato contesto. Un concetto fondamentale per noi traduttori.

Hoi polloi: dal greco, “i più” o “le masse”, di solito utilizzato in modo dispregiativo per indicare la gente comune, in contrasto con l’upper-crust, o l’alta società.

Faux pas: dal francese, significa “passo falso”. In inglese indica la violazione di una regola sociale comunemente accettata, una “cantonata” o gaffe.

Kitschy: questa parola tedesca o yiddish viene usata anche in italiano senza la y finale. Indica qualcosa di poco raffinato, pacchiano o di cattivo gusto, soprattutto nell’arte e nell’arredamento d’interni.

Aficionado: dallo spagnolo, indica un fervente ammiratore o fan.

Doppelgänger: una parola tedesca che indica un doppio o sosia, soprattutto con connotazioni negative. Si crede che vedere il proprio doppelgänger sia un presagio di morte imminente.

Enfant terrible: un’espressione francese spesso usata anche in italiano. In inglese, indica un bambino che dice o fa cosa imbarazzanti, o un adulto che ha raggiunto il successo in modo poco ortodosso.

Prima donna: loanword italiana, in inglese indica sia la principale cantante in un’opera ma anche una persona (di entrambi i sessi) viziata e scontrosa.

Loanwords italiane

Com’è noto, l’inglese ha preso in prestito centinaia di parole anche dall’italiano, soprattutto nell’ambito della musica, dell’arte/architettura e, naturalmente, del cibo.

Nella musica abbiamo termini tecnici come adagio, allegro, andante, aria e arpeggio; le tipologie di voci e cantanti lirici come contralto, soprano e mezzo-soprano; termini teatrali come prima ballerina, concerto, impresario, libretto e virtuoso; alcuni nomi di strumenti musicali, come cello (da violoncello) e viola; senza dimenticare che, proprio come in italiano, per indicare il proprio apprezzamento alla fine di un concerto anche in inglese si esclama “bravo!!” (anche se con un certo accento sulla o finale).

Nell’arte abbiamo termini riferiti alla pittura, come chiaroscuro, fresco (da affresco) e graffiti; all’architettura, come belvedere, loggia e stucco; e termini più generici, come replica, terracotta e villa.

Infine, la diffusione del cibo e dei prodotti alimentari italiani nel mondo ha portato all’adozione di moltissime loanword italiane nella lingua inglese. Si va da nomi di frutta, verdura e preparazioni come zucchini (nome americano delle zucchine, mentre in Inghilterra è più usato il termine francese courgettes), Bologna (o mortadella), bruschetta, broccoli, espresso, panini (usato sempre al plurale), lasagna (al singolare), latte (dall’italiano caffè latte), radicchio, pistachio (di cui è stata cambiata leggermente la grafia) e naturalmente pepperoni, che per qualche oscura ragione in inglese non indica l’ortaggio bensì il salame piccante. Altri esempi sono al dente (nella stessa accezione dell’italiano), al fresco (all’aperto), barista e gusto, che i più sofisticati pronunciano perfino all’italiana, con la u.

Conclusione

In questo articolo su calques e loanwords, abbiamo visto come l’inglese abbia fatto proprie parole ed espressioni di molte altre lingue e come queste siano diventate di uso comune. Come traduttrice, è importante per me conoscerle e saperle utilizzare nei giusti contesti per rendere un testo tradotto scorrevole e naturale, perché, come sa bene qualsiasi vero professionista in questo settore, le traduzioni letterali non esistono.

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