Articolo tradotto da Carlotta Acme, traduttore inglese italiano e traduttore italiano inglese

Come tutti sanno, il coronavirus ha assestato un colpo durissimo all’industria alimentare italiana in generale e all’export in particolare. La crisi provocata dalla pandemia ha colpito tutti, dai produttori, ai distributori, agli esportatori e importatori fino alle piccole attività di famiglia.

Con l’aggravarsi dell’emergenza in Italia e il conseguente lockdown, gli amanti del cibo italiano in tutto il mondo hanno iniziato a chiedersi: assaggeremo mai più le prelibatezze culinarie del Bel Paese? Il delizioso Parmigiano Reggiano, le delicate burrate, i saporiti prosciutti e la pasta di cui nessuno può più fare a meno, per non parlare del pomodoro in scatola, olio, aceto, dolci e cioccolatini per cui l’Italia è famosa – appartengono al passato? Non vedremo più prodotti italiani sugli scaffali dei negozi? E che dire di tutti quei vini famosi?

Secondo Statista.com, il coronavirus ha avuto un forte impatto sull’industria alimentare italiana nel 2020, tanto che il 78% delle aziende del settore ha affrontato un notevole calo degli ordini. Il sito riferisce che un sondaggio condotto a marzo ha rivelato che uno dei principali problemi è stato il reperimento di servizi in outsourcing: il 25% delle aziende non è stato in grado di trovare fornitori esterni, soprattutto per la logistica. Inoltre, la cancellazione delle fiere, un aspetto cruciale per questo settore, ha contribuito ad aggravare una già difficile situazione.

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L’export che tiene: il vino

Contro ogni aspettativa, le esportazioni italiane di vino stanno registrando una crescita. Nonostante i dati di aprile siano tra i peggiori di sempre, le vendite di vino italiano sui mercati extra-UE nel primo quadrimestre del 2020 hanno registrato un parziale ma incoraggiante +5,1%. Si tratta di un dato molto significativo in quanto comprende i due mesi di lockdown, marzo e aprile, durante i quali la ristorazione e l’ospitalità sono state bloccate in molti paesi del mondo.

Questa performance positiva è trainata in gran parte dalle vendite negli Stati Uniti: dopo il record del +40% segnato nei primi due mesi dell’anno, durante i quali gli importatori si sono affrettati a fare scorta di vini italiani nel timore di un imminente aumento dei dazi imposti dal presidente Trump, il trend positivo è continuato persino nei mesi più bui dell’emergenza COVID-19. Anche il Canada, che gioca un ruolo sempre maggiore come importatore di vino italiano, ha dato il suo contributo con un aumento del 7,1%. Questo trend è confermato dagli ultimi dati di Vinitaly – Nomisma Wine Monitor.

Al contrario, le vendite di vino francese sono diminuite (-10,1%) sia in Oriente che in Occidente, e anche l’altro temibile concorrente dell’Italia, l’Australia, si trova in difficoltà. Ciò significa una maggiore quota di mercato per i vini italiani.

In particolare, sembra che il minore impatto della pandemia sul vino italiano in America sia dovuto a due fattori principali: una più estesa presenza nella grande distribuzione rispetto ai vini francesi, maggiormente diffusi nella ristorazione, ancora per la maggior parte bloccata; e un miglior rapporto qualità-prezzo, che si è sempre rivelato un vantaggio competitivo in tempi di crisi economica, come visto nel periodo 2008-09.

Il risultato è che l’Italia sta guadagnando quote di mercato in quasi tutti i paesi importatori. Significativi aumenti sono stati registrati in Svizzera (dal 33,1% al 37,7%) e negli Stati Uniti (dal 31,4% al 34,2%), dove fra marzo e l’inizio di maggio le vendite off-trade sono aumentate del 31%. Ciò è particolarmente evidente nel segmento di prezzo medio (11-20 dollari), nel quale l’Italia è molto competitiva.

L’export che tiene: la pasta

Un altro settore che continua a crescere è quello della pasta. Secondo i dati ISTAT, dopo i numeri record del 2019 nel primo trimestre del 2020 la crescita è stata superiore al 20%.

Durante i mesi di blocco il settore ha reagito bene al vertiginoso aumento dei consumi interni (circa +40% da marzo a aprile), garantendo una fornitura costante e affrontando numerosi problemi logistici, primi fra tutti il rallentamento del trasporto su strada e l’aumento dei costi di produzione.

Tuttavia, l’approvvigionamento di materia prima resta una delle questioni principali: la domanda del settore supera l’offerta del marcato nazionale di circa il 40% e le forniture di grano dall’estero sono incrementate del 54% da luglio 2019 a febbraio 2020, che si traduce in un aumento del consumo di grano estero di 1,8 milioni di tonnellate.

Fonte:

Il Sole 24 Ore, “Pasta e vino, il made in Italy resiste al Covid con l’export” di Giorgio dell’Orefice e Alessio Romeo

The Toronto Sun, “Le esportazioni alimentari italiane restano forti, nonostante la pandemia COVID-19” di Rita DeMontis

Italianfood.net, “Esportazioni: il vino italiano è più forte di Covid-19?”

Immagini:

Statista.com, “Principali problemi relativi al coronavirus (COVID-19) che colpiscono l’industria alimentare in Italia nel 2020” di Daniele Coppola

Italianfood.net, “US Duties Putting Italian Food Exports at Risk”